Senatore Franco Servello
 

di Franco Servello

Il 22 maggio di sedici anni fa moriva Giorgio Almirante.

Questo il ricordo del senatore Franco Servello.

Almirante, l'uomo politico, nasce con il Movimento Sociale Italiano. E'ormai inverno del 1946. L'Italia esce dalla guerra stremata. L'Italia aveva perduto la guerra e ora pagava per avere concepito un equilibrio internazionale fondato sul principio del comune diritto dei popoli alle fonti di energia.
La guerra aveva portato nel nostro Paese violenta discriminazione, odio politico, condanna inappellabile. Vi erano uomini in buona fede che avevano agito, offrendo in innumerevoli casi la vita, nella certezza di contribuire agli interessi storici del proprio Paese, avvenire, sicurezza economica, un domani per le nuove generazioni.
Era necessario, era urgente, che menti illuminate agissero esponendosi politicamente, nella maniera piu' disinteressata, nel tentativo di riportare nel Paese una valutazione serena degli avvenimenti, delle scelte, del concetto stesso di avvenire. Un'opera urgente, perchè la discriminazione, l'intolleranza, l'odio ideologico portano alla paralisi della vita di un popolo, la maturazione di disegni eversivi, la strada della violenza del piu' forte.

Giorgio Almirante, fin dall'inizio della sua azione politica, fin da quando, cioé, con alcuni amici legati da forti sentimenti, fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, ebbe costante l'idea primaria della pacificazione tra gli italiani, la ricerca di un elemento coagulante comune, un progetto che superasse le divisioni legate al passato e a tentazioni egemoniche.
Era radicato in lui e nei suoi amici il concetto di socialità. Un popolo ha un destino se concentra tutti i propri sforzi nella ricerca dello sviluppo armonico nella parità dei doveri e dei diritti. E' vano cercare il futuro se sono preponderanti privilegi e astute manipolazioni, il disinteresse per chi, anche nell'umiltà del lavoro quotidiano offre collaborazione, sia pure modesta, ma in ogni caso preziosa. Ogni uomo - in una visione etica, e vorrei dire, cristiana - ha la sua dignità intangibile, il suo destino.
Giorgio Almirante, dopo la nascita del Movimento Sociale italiano, scelse la strada dell'interprete di questi sentimenti, di queste fondamentali esigenze. Era povero, si muoveva con mezzi al minimo. Spesso, raggiungendo località lontane da Roma, sede del Movimento, erano gli amici che lo ospitavano, che gli fornivano il necessario per tornare dopo il comizio, anzi, dopo piu' comizi che egli teneva, tre, anche quattro o cinque nella stessa giornata, senza risparmiarsi e sempre affrontando tematiche nuove aderenti al concetto principale, via via arricchendo una oratoria che, dopo, diventerà appassionata, fra le piu' originali e culturalmente elevata del mondo politico del nostro Paese.
Con Almirante nasceva una classe politica che nella guerra aveva formato il proprio carattere umano e morale, il senso del sacrificio per il proprio Paese, il concetto della solidarietà. Il Movimento che parlava di linguaggio nuovo della solidarietà tra gli italiani, la pacificazione dopo la tragedia della guerra, la ricerca del sistema piu' confacente ai nostri bisogni, ebbe il conforto e la collaborazione di una stampa fiancheggiatrice agile, coraggiosa, competente, il "Meridiano d'Italia", "Asso di Bastoni", "Rivolta Ideale", "Rosso e Nero", "Rataplan".

Il "Meridiano d'Italia" uscì nel gennaio 1946. Era un settimanale che si rivolgeva agli italiani della produzione e del lavoro. Ma si soffermava anche, con scrupolo, ricerca serena ma meticolosa, sulle pagine oscure di chi aveva o sabotato il sacrificio di coloro che avevano risposto alla chiamata della patria, o aveva approfittato delle drammatiche emergenze connesse al dopoguerra per lucrare in proprio, avventurieri che avevano calcolato di vivere nella violenza e nel delitto, qualche volta con la complicità di apparati attigui al potere. Il "Meridiano d'Italia" era stato fondato da Franco de Agazio, giornalista e scrittore di alto profilo intellettuale e umano. Fu assassinato il 14 marzo 1947 perchè le sue inchieste si avvicinavano al nocciolo del problema della rapina in nome di una ideologia.

In realtà la Volante Rossa, che aveva portato a termine il delitto, era una banda armata che si era data una identità e che aveva macchiato di sangue il dopoguerra nel Nord.
Quando il Movimento Sociale Italiano sempre piu' si radicava nel Paese con la sua proposta politica, l'esempio della sua probità morale al confronto di una classe emergente dedita all'occupazione totale del potere, nasceva il "Secolo d'Italia", quotidiano fiancheggiatore fondato e diretto da Franz Turchi, già Prefetto di La Spezia nella Rsi. Almirante, esercitando con raro equilibrio, con prosa essenziale, efficace nella contrapposizione dialettica, viva di un profondo sentimento di partecipazione ai problemi di un Paese che nasceva dopo la guerra fra grandi difficoltà di orientamento, frequentemente, tra un impegno crescente nelle piazze d'Italia, pubblicava i suoi scritti. I suoi articoli di fondo, i suoi corsivi convergono sempre nell'assunto fondamentale che il Paese sarebbe risorto dal dramma della guerra solo se avesse trovato la strada della pacificazione tra gli animi, una religione, se così possiamo dire, della patria comune a tutti i suoi figli.
Questa sua prosa densa di pensiero politico e di speranza nelle qualità migliori del popolo italiano, Almirante la diffondeva anche nei periodici dei quali abbiamo parlato. E sarà sempre sorprendente constatare come egli potesse affrontare una tale mole di lavoro intellettuale, politico. Ma questa era la sua personalità, il suggerimento morale della sua coscienza: un lascito luminoso e tremendo, ma nello stesso tempo pacifico e profondamente umano che, nel tempo, dopo la sua dolorosa dipartita, diventerà non solo il tratto dominante di chi continuerà la sua opera, ma anche una diffusissima stima negli italiani, sicché non è azzardato - anzi è largamente ammesso - considerarlo una delle figure piu' incisive del dopoguerra nel nostro Paese.

Furono anni, nell'interminabile dopoguerra, di estrema difficoltà politica. Si agitava il passato come spettro, come minaccia, come lascito esiziale, un pericolo costante da esorcizzare. L'ostilità che arrivava alla persecuzione, a leggi arbitrarie, in alcuni casi scellerati al delitto politico, era conseguenza, o, in ogni caso, riflesso del famigerato "Arco costituzionale", invenzione discriminatoria della Democrazia cristiana, in stretta intesa con il Partito comunista. Non contava la lealtà del Movimento Sociale alle Istituzioni democratiche, il suo contributo al dibattito parlamentare sui problemi politici, sociali, internazionali dell'Italia. Si ravvisava nel messaggio del Movimento Sociale il pericolo di un confronto.

Giorgio Almirante, con oratoria lucida, esente da sottintesi e da astuzie dialettiche, che caratterizzavano il progetto degli avversari politici, configurava il percorso necessario agli italiani, soprattutto alle nuove generazioni, anche nel delinearsi di novità decisive nel campo della tecnologia e della scienza che liberava l'Italia dalle strettoie della realtà rurale, di Paese povero di risorse naturali, e la proiettava nel confronto internazionale, del rinnovamento delle energie vitali giustamente definite epocali.
Giorgio Almirante nella sua lunga militanza politica, nei suoi scritti, nella sua visione di uno Stato moderno e libero, aveva attinto energie e convinzioni in tutto l'arco della sua vita, combattente al fronte e decorato al valore militare, giornalista con vaste risorse culturali ed etiche, uomo politico teso alla conciliazione tra gli italiani per il raggiungimento di un progetto politico che portasse l'Italia nello schieramento libero dell'Occidente.
Il messaggio di Giorgio Almirante, soprattutto gli interessi spirituali del popolo italiano, il suo onore, la sua dignità, il coraggio per le prove della vita, il bisogno della giustizia come elemento irrinunciabile di coesione tra le categorie sociali, è richiamo quotidiano della coscienza di chi, nel nostro partito offre, con il proprio impegno politico e civile, il meglio di sé stesso per il domani della nostra nazione.

(dal Secolo d'Italia)