Senatore Franco Servello
 
13-01-2006
I SENATORI RIFIUTANO DI TAGLIARSI LE PENSIONI
Ha votato contro solo il presidente Pera. Si sono astenuti il vice Fisichella e il questore Servello

FINANZIARIA no dell' ufficio di presidenza anche alla riduzione delle liquidazioni
ROMA - Dicono che la discussione, oltre che lunga, tre ore, sia stata anche accesa. Fatto sta che poi, praticamente all' unanimità, il Consiglio di Presidenza del Senato ha detto no al taglio del 10% di pensioni e liquidazioni. Dopo la decurtazione del 10% dello stipendio, i senatori non ne hanno voluto sapere di ridursi di altrettanto il vitalizio e il cosiddetto «assegno di reinserimento». Alla conta ci sono stati un solo voto a favore, quello del presidente Marcello Pera, e due astenuti, Domenico Fisichella e il questore di Alleanza Nazionale, Franco Servello. Per il resto è stato un plebiscito, grazie anche ad un' inedita alleanza tra i rappresentanti della Lega Nord e dei Ds nell' organismo di amministrazione di Palazzo Madama, composto da ben 22 senatori, tra segretari, questori, rappresentanti dei gruppi. Con argomentazioni giuridiche evidentemente pertinenti e convincenti, racconta chi ha assistito alla riunione, prima la Lega, con Francesco Moro, Luigi Peruzzotti e Luigi Tirelli, poi il Ds Stefano Passigli, hanno smontato la tesi del presidente dell' assemblea, Marcello Pera, secondo la quale vitalizio e assegno (variabili a seconda delle legislature, ma comunque sostanziosi) facevano parte delle «indennità» parlamentari. E che dunque, proprio in virtù delle disposizioni della legge Finanziaria appena entrata in vigore, in quanto «indennità», dovevano anch' esse subire una sforbiciata del 10%. Come prevede la legge del ministro Tremonti per tutti i deputati i senatori, nazionali ed europei, sottosegretari, sindaci, presidenti di provincia e di regione. Niente da fare, la proposta Pera non è passata: lo stipendio (11 mila euro lordi mensili) è indennità, il vitalizio no. Ora la delicata questione si porrà anche alla Camera. Anche lì, a quanto pare, i deputati saranno chiamati a pronunciarsi sull' interpretazione estensiva della legge Finanziaria proposta per i regolamenti interni. Quanto al Senato, pazienza per i possibili risparmi. Si troveranno altrove, li troveranno forse altri. Perché tagli alla propria spesa il Senato dovrà comunque farne. Come la Camera e la presidenza della Repubblica, il Senato era stato quest' anno rapidissimo a cogliere il grido d' allarme del ministro dell' Economia e del presidente del Consiglio, alle prese con la Finanziaria, sullo stato dei conti pubblici. Offrendo la disponibilità, come del resto fanno ogni anno da qualche tempo tutti gli organi di rilevanza costituzionale, a tagliare la propria dotazione di spesa. Un intervento tutt' altro che trascurabile, soprattutto per il Senato: 70 milioni di euro nel triennio, contro i 51 milioni della Camera e i 49 milioni del Quirinale. Ed era una sforbiciata, quella deliberata dal Senato, distribuita per giunta in modo equo in tutti e tre gli anni 2006, 2007 e 2008, e non concentrata sul finire della legislatura. Con il risultato che bisogna già pensare ai tagli di quest' anno.

Sensini Mario
Da il "CORRIERE DELLA SERA" del 12 gennaio 2006
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