Senatore Franco Servello
 
07-03-2006
MA IL RILANCIO DEL SISTEMA-ITALIA NON E' SOLTANTO UNA QUESTIONE "TECNICA"
La Destra italiana sta nuovamente vivendo un periodo cruciale della sua storia. Molto dipenderà naturalmente dall’esito delle imminenti elezioni. Però non dobbiamo guardare alla scadenza del 9 aprile come una sorta di terribile “dies irae” anche perché il centrodestra nel suo insieme, e Alleanza nazionale in particolare, stanno dimostrando una sorprendente forza reattiva dettando sostanzialmente i temi della campagna elettorale.
Ancor oggi, a poco più di un mese dalle elezioni, non sappiamo qual è l’idea dell’Italia che l’Unione intende promuovere nella malaugurata ipotesi in cui dovesse governare nella prossima legislatura. Nel loro prolisso programma c’è tutto e il contrario di tutto. Per il resto, continuano a giocare di rimessa puntando le loro carte sull’ opposizione più ottusa e improduttiva.
Le reazioni isteriche al viaggio di Berlusconi negli Usa e al discorso tenuto al Congresso americano stanno facendo apparire in tutta la sua miseria provinciale l’intera propaganda del Centrosinistra. Lo stesso discorso vale per il caso Enel-Suez e, adesso, anche per l’annunciata visita di Berlusconi dal Papa.
Ora non sappiamo come tutto questo, questa mancanza di spirito nazionale da parte degli uomini dell’Unione, si ripercuoteranno sulle prossime elezioni, anche se personalmente sono convinto del fatto che l’elettorato italiano sia assai più maturo e consapevole di quello che pensiamo. Questi riferimenti agli scenari europei e internazionali ci offrono però il contesto storico entro cui si muove il cammino della Destra odierna. E ci permettono anche di delineare i compiti della Destra del futuro. Tutte cose che naturalmente oltrepassano l’orizzonte del 9 aprile.
Destra del presente e del futuro, dunque. Ma la base fondamentale rimane sempre la Destra della memoria, in quella continuità di valori che vive nel legame profondo tra le generazioni. E’ questo il senso della Destra di valori, di programma e di governo che An ha scelto di essere, undici anni fa, a Fiuggi. Deve essere chiaro che i nostri valori sono sempre gli stessi e sono quelli della identità nazionale, della socialità, della persona, della vita e della famiglia.
Oggi si tratta di coniugare tutti questi valori nella nuova situazione globale. La scommessa di An è la stessa scommessa della Cdl: continuare a perseguire il rinnovamento e ridare fiducia al Paese anche se la congiuntura mondiale s’è fatta assai più complessa. In questa operazione, dobbiamo riaffermare la vocazione riformatrice che è inscritta nella nostra tradizione storica. La scommessa è anche mantenere alta la tensione ideale della battaglia politica: il rilancio del Paese non è un'impresa meramente ma una storica opera di trasformazione radicata nella cultura e nei valori. La Destra dispone delle risorse ideali, culturali, umane e organizzative per costituirsi come elemento propulsore di un rinnovato dinamismo della coalizione. Dobbiamo offrire in pieno il nostro all'interno della Cdl .
E qui emerge la prospettiva del partito unico del Centrodestra di cui si è tanto parlato qualche mese fa sembrando, a un certo punto, un processo a breve scadenza. Il cambiamento della legge elettorale e l’asprezza del confronto di questi mesi hanno portato alla sospensione del progetto, ma è probabile che se ne riparlerà all’indomani delle elezioni. E allora è bene continuare a ragionarci su. Dobbiamo chiederci con quali idee la Destra dovrà entrare in tale grande soggetto.
Il mantenimento dei percorsi storici del nostro mondo è certo un valore irrinunciabile. Dovremo piuttosto porci il problema di come costituire l’elemento propulsore di quello che sarà il Centrodestra del futuro, qualsiasi forma esso dovesse assumere.
Dobbiamo sfruttare al massimo sia la nostra tradizione di radicamento sociale sia l’esperienza accumulata in questi anni. Ma dobbiamo ragionare anche sul fatto che i partiti odierni stanno subendo delle profonde trasformazioni e che la domanda di politica che sale dalla società è profondamente cambiata rispetto al passato. Le identità non sono così forti come prima e quello che una volta avremmo definito entusiasmo militante trova anche strade di diretto impegno sociale: ad esempio nel volontariato e nelle organizzazioni non governative. Dobbiamo aprirci a questo mondo e dobbiamo in qualche modo ricondurlo alla politica. Dobbiamo lanciare il messaggio che la società ha bisogno sempre di una direzione politica e che i valori della rappresentanza e dello Stato devono rimanere centrali.
Ritengo comunque che le ambizioni della Destra passano per una strategia culturale degna di questo nome. Si tratta di un punto fondamentale. E occorrerà forse lavorarci con un po’ più di convinzione rispetto a quello che abbiamo visto in passato. Deve diventare chiaro che, per una forza politica ambiziosa, per una forza che voglia crescere e che non si accontenti di vivacchiare amministrando potere, la politica culturale è tutt’altro che residuale: è strategica
C’è bisogno di sviluppare un sistema di “antenne” in mezzo alla società e alla cultura, per poi trasformare i segnali che arrivano in nuovo linguaggio politico e sociale. Intendiamoci, molto è stato fatto. Ma solo grazie all’iniziativa dei singoli (che pure sono stati numerosi). Senza quindi una strategia di fondo, e senza nemmeno cogliere in pieno la possibilità di sviluppare un sistema di “reti” (mediatiche, sociali e culturali) attorno alla Destra.
La politica culturale non serve probabilmente a vincere le elezioni, ma vale la pena ribadire che, senza una strategia culturale, non si può governare bene e, soprattutto, non si può crescere come grande realtà politica di respiro europeo. Ricordiamocene dopo il 9 aprile.

Sen. Franco Servello

da il "Secolo d'Italia" del 7 marzo 2006...