Senatore Franco Servello
 
26-04-2006
FERRANTE "PARTIGIANO" PER TORNACONTO ELETTORALE
ROMA. La parole "pacificazione" crea ancora parecchi problemi a chi, come Bruno Ferrante, ha assoluto bisogno di avvelenare il clima politico per rosicchiare qualche voto a quei gruppi dell'estrema sinistra che continuano a chiamarlo "sbirro" o "questurino". Ecco che, nelle vesti di candidato a sindaco di Milano, partecipa alle manifestazioni del 25 aprile con un linguaggio vetero - sessantottino: sostiene il "no a ogni forma di revisionismo storico perché la storia va rispettata come sacrificio di quei giovani che hanno lottato per la liberta". Non lo dice, ma sottintende che va cancellato qualsiasi tentativo di far emergere verità nascoste, ad esempio quelle verità riportate nei libri di Giampaolo Pansa " Il sangue dei vinti" e "Sconosciuto 1945". Ferrante, infatti, fa sapere che se fosse sindaco non andrebbe mai e poi mai al Campo 10 a rendere omaggio ai Caduti della Repubblica sociale. Le sue parole sono dettate non tanto dalla convinzione ma dalla convenienza: al corteo è accanto ad Armando Cossutta e ai militanti dei centri sociali, non può che sostenere le loro tesi e differenziarsi da Gabriele Albertini che, invece, al Campo 10 è andato. "Il 25 aprile", motiva il candidato a sindaco del centrosinistra, "è una festa per chi crede nei valori della libertà, della democrazia e dell'unità de Paese, valori in cui dobbiamo investire tutti con le bandiere giuste, soprattutto di quelli che hanno fatto la Resistenza". Punto e basta. Per gli altri c'è il divieto di accesso. Cossutta applaude, i compagni pure. La pacificazione viene rinviata al dopo - elezioni.

da il "Secolo d'Italia"
mercoledì 26 aprile 2006...