Senatore Franco Servello
 
20-05-2006
SOGGETTO UNITARIO DEL CENTRODESTRA. NON SOLO UNA SCELTA: E' UNA NECESSITA'
Il soggetto unitario del centrodestra non è solo una scelta: è una necessità. Si può certo preferire di non costituirlo affatto o di costituire una “cosa” improbabile, tardiva, di pura facciata. Si può insomma decidere di non decidere, di affidarsi all’onda storica senza anticiparne la direzione. Però deve essere chiaro che, in tale caso, ci si condanna all’afasia strategica e a una lenta, ma inesorabile, fuoriuscita dalla storia. Rimanere fermi, mentre il mondo cambia, non è cosa che possa permettersi una classe politica lungimirante.
Accolgo quindi con soddisfazione il dibattito avviato dal “Secolo d’Italia” sul futuro del centrodestra. Mi sembra di cogliere nei vari interventi la sollecitazione ad avviare senza tanti indugi la fase di costruzione del nuovo soggetto politico. E tutto questo a prescindere dal rilancio – pur significativo - della questione venuto recentemente da Silvio Berlusconi.
Dire “dobbiamo far presto” non vuole naturalmente dire che dobbiamo costruire la “casa comune” dei moderati in tempo record e ignorando disinvoltamente le possibili resistenze o i problemi che un tale processo inevitabilmente comporta. Proprio perché si tratta di un progetto ambizioso e destinato a durare a lungo, negli anni futuri, è bene prevedere solide fondamenta. “Fare presto” significa avviare al più presto il motore. E avviarlo seriamente. Ma senza mandarlo prematuramente su di giri. Occorre cioè combattere, da un lato, la pigrizia, l’immobilismo e certo “egoismo” di parte, ma evitare, dall’altro, di mettere il carro davanti ai buoi e di abbandonarsi all’ebbrezza temeraria della corsa precipitosa. Proprio perché credo nel soggetto unitario, mi sento di raccomandare anche saggezza e realismo. Mi sento soprattutto in dovere di invitare tutti a tener conto dei tempi di maturazione dell’elettorato italiano.
Un punto deve essere però chiaro: più tardi si comincia il lavoro, più tardi si risolvono le questioni sul tappeto. Occorre entrare nell’ordine di idee di aprire un processo costituente, processo che dovrà trovare nei prossimi congressi dei partiti del centrodestra una sua tappa fondamentale.
Non c’è lo spazio per un’analisi approfondita. Mi limito solo a fissare tre punti, a cui corrispondono altrettanti problemi.
Primo: la questione dell’identità. Non c’è dubbio che l’attuale legge elettorale abbia assecondato la tendenza dell’elettorato a seguire il richiamo delle vecchie appartenenze. Tale tendenza è stata accentuata dallo schema dell’ “attacco a tre punte”. L’opinione pubblica di centrodestra è del resto, tradizionalmente, una opinione assai sensibile al richiamo dei leader, delle personalità forti e carismatiche. Come risolvere il problema?
Credo che la soluzione migliore sia quella di prevedere, in un primo tempo, la federazione dei partiti di centrodestra. Non è ancora il soggetto unitario. Ma non è più il mero cartello elettorale, come è stato fino a oggi. L’idea venne avanzata, l’estate scorsa, mentre erano in corso i convegni del Gruppo di Todi. Ritengo opportuno, in questa fase, riprenderla e rilanciarla. Tale federazione deve prevedere organismi comuni di consultazione, decisione e iniziativa politica. E questo non solo, come è ovvio, a livello centrale, ma anche regionale, provinciale e comunale. Può rivelarsi la soluzione migliore per rispettare l’identità dei singoli soggetti costituenti senza con questo ostacolare una loro integrazione sempre più stretta.
Molto dipenderà naturalmente da quella che sarà la risposta della gente.
E qui arriviamo al secondo punto: il coinvolgimento del “popolo” di centrodestra e l’apertura a quella che, una volta, avremmo definito la “società civile”. E’ una questione di immagine e di sostanza nello stesso tempo.
Di immagine, perché il processo costituente non deve apparire una operazione di vertice, chiusa entro il perimetro dei Palazzi, riservata agli addetti ai lavori. Il soggetto unitario in formazione non deve parlare in politichese. Deve piuttosto assumere un carattere popolare e comportamenti di serietà. Una volta avviato, il processo costituente ha il diritto di svolgersi al riparo da interessi di bottega, da umori e malumori estemporanei nonché da valutazioni meramente tattiche o dettate da esigenze contingenti. Se così malauguratamente fosse, tanto varrebbe non fare alcunché. Certe iniziative servono a far riavvicinare la gente alla politica, non a spingerla ancora più lontano. In questo senso va sicuramente incoraggiata la formazione dei circoli della libertà, dove il “popolo” di centrodestra può sperimentare una prima fase di lavoro comune.
La questione di sostanza riguarda invece la necessità di raggiungere tutti i settori sociali possibili, di collegarsi con le mille forme di volontariato e associazionismo di cui sono ricchi i territori italiani. Un’attenzione particolare va dedicata al mondo cattolico. Soprattutto in considerazione della svolta impressa da Benedetto XVI con i suoi interventi alti e veementi.
Si tratta soprattutto di stabilire un legame sempre più stretto con i settori economici e produttivi che guardano con interesse al centrodestra, ma che non si lasciano coinvolgere più di tanto per effetto di quella diffidenza cresciuta in questi anni verso il mondo della politica. Il soggetto unitario, se verrà da un processo costituente serio e coerente, potrà fornire stabile organizzazione politica a quel mitico blocco sociale di cui si favoleggia da tanti anni. Questo incontro tra fronte politico e fronte sociale non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità perché la divisione tra i partiti del centrodestra ha spesso fornito un’immagine di frammentarietà alla proposta politica.
Il terzo punto non è meno importante dei primi due: la valorizzazione dei laboratori culturali. Ne sono nati diversi in questi anni e hanno fatto crescere il livello del dibattito dentro e fuori la Casa delle Libertà. Ora si tratta di potenziarli prevedendo un contatto in qualche modo organico con il futuro soggetto politico. Penso, come modello, alle grandi fondazioni che affiancano negli Usa e in Germania l’attività, rispettivamente, del partito repubblicano e della Cdu. La loro funzione è duplice: fornire i materiali essenziali alla proposta politica approfondendo gli studi sulle trasformazioni economiche e sociali del nostro tempo; riscoprire e valorizzare i singoli percorsi storici dei movimenti che costituiscono il soggetto unitario. E’ così che le identità e le radici si sposano con la proiezione verso il domani.
Per questo va costituito il soggetto unitario: dare un futuro al nostro passato. E la destra dovrebbe essere molto, molto sensibile a tale argomento. Non siamo i guardiani di nessun museo. Lo si disse , già sessant’anni fa, quando nacque il Msi.

Di Franco SERVELLO

da il "Secolo d’Italia" di sabato 20 maggio 2006...