Senatore Franco Servello
 
24-05-2006
CHE DESTRA SARA'? “Charta minuta” e i leader europei: da Fini a Cameron
Ora voltiamo pagina perché comincia un’altra storia»: è un invito e un impegno quello lanciato da Adolfo Urso sulle colonne di Charta minuta. Il nuovo numero del mensile realizzato dall’Osservatorio parlamentare fa il punto sulle nuove prospettive della destra italiana alla luce degli ultimi risultati elettorali. Risultati che hanno premiato non solo il centrodestra ma in particolare An proprio il quel Nord che dagli anni Novanta rappresenta il baricentro del cambiamento politico e sociale. «E proprio al Nord – scrive Urso nel suo editoriale – An ha maggiori margini di crescita, perché finalmente ha rotto gli argini del pregiudizio». Una base elettorale consolidata e dalle grandi potenzialità «su cui costruire un progetto, quello che può trovare Fini, insieme a Casini, e con Berlusconi, gli interpreti di oggi in attesa di far crescere quelli di domani». Da questa premessa parte Charta minuta, con il titolo di copertina “I quattro moschettieri”, dedicato alle analogie del presidente di An con gli altri tre giovani leader della nuova destra riformista europea. Primo fra tutti Nicolas Sarkozy, autorevole candidato alla successione di Jacques Chirac all’Eliseo. Infatti con il presidente dell’Ump, Fini ha una speciale sintonia non solo politica ma anche umana. Non a caso il numero della rivista si apre con la prefazione del leader di An al libro di Sarkozy sul multiculturalismo e le nuove sfide (La Repubblica, le religioni, la speranza, edito in Italia da Nuove Idee). Gli altri due sono Angela Merkel e David Cameron. Del cancelliere tedesco e dei suoi primi cento giorni al governo, traccia un bilancio Renato Cristin, professore di ermeneutica filosofica all’Università di Trieste. Mentre al giovane leader dei Tory britannici e ai suoi “strappi” rispetto alla vecchia tradizione thatcheriana sono invece riservate le analisi di Bruno Tiozzo e Charles Tannock. Quest’ultimo, parlamentare europeo del Ppe traccia un ritratto per certi versi inedito per la pubblicistica italiana.
Il tema portante del nuovo numero della rivista diretta da Urso, insomma, verte appunto sulle nuove prospettive della destra in Italia e nel continente. Sui modelli europei a confronto si sofferma Fabio Torriero, tirando in ballo anche le esperienze in Spagna di Aznar e in Irlanda del premier in carica Bertie Ahern. In particolare all’ex-primo ministro spagnolo è dedicato l’intervento di Enzo Raisi.
All’interno di questo numero di Charta minuta c’è anche spazio per una riflessione sulla situazione politica in campo avverso. Con un’intervista di Valeria Falcone al neo-ministro dell’Interno, Giuliano Amato, si ragiona sulle prospettive di una sinistra autenticamente riformista in Italia. Ipotesi sempre più remota anche alla luce delle prime scelte della nuova maggioranza di governo.
Ma l’aspetto più interessante del fascicolo di Charta (arricchito dagli interventi di Ferdinando Adornato, Aldo Di Lello, Angelo Mellone, Pierluigi Menniti e Andrea Marcigliano) è il punto sull’evoluzione in atto nella destra italiana. Umberto Croppi parte da un tratto comune a tutte le leadership della destra continentale: «Quella che emerge – crive Croppi – è una classe dirigente totalmente svincolata dalla cultura politica della guerra fredda e del dopo-guerra, che traghetta il conservatorismo europeo verso traguardi inediti. Partendo dalle energie di gruppi sociali». Nel nostro Paese, osserva ancora Croppi, «chi ha saputo disegnarsi una fisionomia che più si avvicina a questo modello è Gianfranco Fini, il quale ha intrapreso un percorso spesso non compreso dai suoi e forse, addirittura, a volte non programmato. Una direttrice – prosegue l’articolo – che lo ha messo però in sintonia con i suoi colleghi europei e che lo ha reso, ed è la prima volta per una destra italiana, partecipe di un movimento sopranazionale, fortemente energetico, fortemente innovatore, dai lineamenti comprensibili e quindi facilmente comunicabili».
In questa linea anche l’analisi fornita da Peppe Nanni, intellettuale, consigliere del Piccolo Teatro di Milano e componente l’assemblea nazionale di An. Con il provocatorio titolo Il sogno di una destra anormale, Nanni approfondisce una lettura che considera l’azione di Fini lungo due direttrici: «Da un lato il proposito d’inventare un modello inedito e originale di forza politica, spendendo consapevolmente, nella leggerezza connaturata all’agilità del gioco politico, un patrimonio di ascendenza culturale dal forte peso specifico»; mentre sotto un altro aspetto la leadership dell’ex-ministro degli Esteri «si è trovata a rappresentare, all’interno della coalizione in cui si è collocata, l’anima più consapevolmente e responsabilmente politica, puntando a far valere la sua natura di forza storica anche nei confronti, e spesso contro, le derive più o meno vaghe di un generico populismo in disprezzo della politica, di una piatta rappresentazione di interessi immediati o locali, di una acritica continuazione del centrismo della prima repubblica, riproposto con altri mezzi».
Secondo l’analisi di Peppe Nanni, insomma, «Gianfranco Fini sembra dunque alla ricerca di un difficile equilibrio tra la volontà di rappresentare maggiormente gli strati più dinamici e innovatori della società italiana (quella tendenza che spesso vede nel centrosinistra non un fronte di pericolosi sovversivi ma un’articolazione del blocco conservatore) e le resistenze di chi tende a mettere a profitto elettorale le turbolenze di un integralismo pseudo occidentalista e semplificatore, illusoriamente fondato sullo sfruttamento di ancestrali, prepolitiche paure. Fini si trova di nuovo davanti a un passaggio difficile, tanto obbligato quanto promettente nei suoi possibili esiti: superando la strettoia, sciogliendo (o tagliando) il nodo, uscirebbero rafforzati il ruolo di An come partito di progetto, e il prestigio di Fini come figura di leader, capace di resistere a ogni interferenza frenante e intenzionato a contribuire alla nascita di un modello, inedito e tutto italiano, di modernizzazione». Bello anche il titolo dell’intervento: «Il sogno di una destra “anormale”». Un modo come un altro per valorizzare la specificità e l’“eccezionalità” di una tradizione politica – quale quella della destra italiana – che affonda le sue radici nell’incandescenza del Novecento e dimostra di avere tutte le carte in regola per vincere la sfida del Ventunesimo secolo.

di Valter Delle Donne

da il "Secolo d’Italia" di mercoledì 24 maggio...