Senatore Franco Servello
 
11-06-2006
POLITICA ESTERA: L’ITALIA FURBETTA IRRITA GLI ALLEATI E INDIGNA CHI E’ SUL “FRONTE”
Uscito di scena il macellaio di Baghdad, Al Zarquawi, non mancano certo successori ed emuli, per cui non c’è da attendersi un crollo dell’intensità dell’offesa terroristica. Forse il contrario. Ma in una guerra come questa, nella quale i simboli e la comunicazione hanno un peso cos’ rilevante, l’uccisione del luogotenente di Bin Laden in Iraq rappresenta indubbiamente un successo. Che galvanizza le forze della coalizione. Che consente a Bush e a Blair di risalire la china dell’impopolarità. Che rafforza il nuovo governo iracheno di Maliki. Che allenta la più grave minaccia che grava sull’Iraq, la guerra civile tra sciiti e sanniti. Che evidenzia, in ragione anche dei retroscena che emergono, i contrasti esistenti sia all’interno della galassia terroristica e insurrezionale irachena sia tra il gruppo del defunto Zarqawi e la casa madre afgana di Bin Laden.
Su questo sfondo di grandi, e per molti versi confortanti novità, si pone il nostro problema del ritiro dei soldati dall’Iraq. Ma anche quella di un rafforzamento del nostro impegno militare in Afghanistan. E stiamo assistendo a quelle contraddizioni, per molti versi già scontate, che stanno esplodendo in seno alla precaria maggioranza. D’Alema e Parisi, responsabili dei due ministeri chiave, compiono acrobazie per cercare di conciliare una seria e coerente condotta nel disimpegno in Iraq con un rinnovato impegno in Afghanistan, con le pressioni e le dichiarazioni dei loro alleati di Rifondazione, dei Verdi e dei comunisti italiani che fanno a gara per vanificare questo sforzo, un po’ patetico, di salvare la credibilità nazionale. La questione dei caccia Amx richiesti dalla Nato a Palazzo Chigi rischia di diventare il detonatore delle divisioni interne alla maggioranza, con un danno innegabile per l’immagine del Paese e per il suo peso sullo scacchiere internazionale.
In visita in Iraq, poco prima dell’annuncio dell’uccisione dei Zarqawi, il ministro degli Esteri inviava il seguente messaggio: è confermato, ce ne andiamo, ma nei tempi tecnici necessari, e considerando le problematiche della logistica la data dovrebbe essere per l’autunno, continueremo con un programma di assistenza civile e, infine, il “modello italiano”: un ritiro ordinato e concordato, non una fuga alla Zapatero, è considerato positivamente dal governo iracheno.
Dietro questa facciata, in realtà ci sono le solite furbizie che mai hanno reso onore al nostro paese. Quale e come sarà realizzato il programma d’assistenza civile che richiede, obbligatoriamente, data la situazione, la presenza di una protezione militare che l’attuale governo, al contrario di quello precedente, non è disposto a concedere? Ne è pensabile che americani ed inglesi, che in ragione delle necessità di controllo del territorio dovranno comunque, anche se parzialmente, sostituire la nostra missione di sostegno alle forze irachene, vogliano e possano proteggere i nostri operatori civili. Il “modello italiano”, poi, è un evidente espediente diplomatico italo – iracheno per salvare la faccia. Ed anche Bush e Blair abbozzano, non avendo altra alternativa ed enfatizzano ovviamente, l’uccisione di Zarquawi, da una parte e il varo, finalmente, del governo di Maliki, dall’altra.
A sua volta Parisi, recatosi a Bruxelles per la conferenza dei ministri della Difesa della NATO ha dovuto prendere atto della rassegnata freddezza, lo stesso ha fatto Fassino nel suo incontro londinese con Blair, di Rumsfeld. Parisi ha rinviato al parlamento le decisioni sull’Afghanistan prese dai suoi colleghi. Che si riassumono in un raddoppio, con la progressiva estensione del ruolo della NATO sull’intero scacchiere afghano, delle forze alleate impiegate. Già alcuni paesi, come, Gran Bretagna, Olanda ed il Canada lo stanno facendo. Il successore del generale Del Vecchio, l’inglese David Richards, al comando dell’ISAF è stato chiarissimo: ho bisogno di più uomini e di più mezzi. Non solo per l’aumento delle responsabilità d’impiego e di controllo del territorio, ma anche per un salto di qualità, con una netta svolta di tipo iracheno, nella strategia dei Talebani e dei loro alleati di Al Qaida.
Cosa farà l’Italia? Se D’Alema e Parisi, tra molte ambiguità e reticenze, dichiarano gradualità per l’Iraq ed impegno per l’Afghanistan, lo schieramento dei comunisti, Verdi e Rifondazione, si esprime coralmente in maniera diametralmente opposto. Si sprecano le dichiarazioni in questo senso degli esponenti dell’estrema sinistra: Fuggire subito dall’Iraq e prepararsi a farlo anche per l’Afghanistan. Per il momento non mandiamo gli aerei AMX che c’erano stati richiesti.
Consapevole che con questo bagaglio nella valigia diplomatica, il prossimo incontro a Washington con Condooleza Rice sarà molto più difficile, D’Alema cerca un scappatoia, ripromettendosi di dare agli americani un impegno compensativo dell’Italia in altre missioni NATO in atto o in prospettiva, nel Sudan , (c’è una richiesta in questo senso dall’Organizzazione dell’Unità africana), come nei Balcani. Ma il vero banco di prova è proprio l’Afghanistan ed è su quello che gli americani aspettano per la verifica il nuovo governo italiano.
Questo significa, però, disporre di uno strumento militare, già penalizzato dalle ristrette militari, adeguato al moltiplicarsi degli interventi all’estero. Quindi da potenziare. Il che certo non sarebbe stato facile se alla presidenza della Commissione Difesa del Senato fosse andata la militante pacifista Manerba di Rifondazione. Non a caso è stata tolta di mezzo, con uno stratagemma che ha scatenato un’altra rissa nell’Unione.
Assistiamo ad uno spettacolo non edificante. Che non rende né onore, né giustizia ai nostri soldati che operano e muoiono in Iraq come in Afghanistan. Il grido di Mauro Pibiri il giovane ex ufficiale, fratello di Alessandro, l’ultimo dei nostri caduti, all’indirizzo del segretario dei comunisti “Diliberto, ora basta”, riassume oltre il dolore, un sentimento di generale indignazione. Ma anche di sgomento.

di Giorgio Torchia

da il “Secolo d’Italia” di domenica 11 giugno 2006...