Senatore Franco Servello
 
20-06-2006
DA VENEZIANI A SERVELLO CRITICHE AGLI USI E AI COSTUMI DELLA DESTRA DI GOVERNO AN E L’INCUBO DI FINIRE CRAXIANI “ALMENO BETTINO FACEVA POLITICA”
Servello
Uno dei padri del Msi, in politica dal 46, esclude rilievi penali ma ammette: “Forse la nostra classe politica non è maturata abbastanza”.

ROMA – Esponente di primo piano della cultura di destra, rappresentante “d’area” nel Consiglio d’amministrazione della Rai (era Annunziata), Marcello Veneziani confessa tutto il suo “sconforto” per la lettura delle intercettazioni telefoniche, per quel sottobosco di favori, corruzione e clientele cresciuto all’ombra di Alleanza nazionale. “E’ come se la destra che va al potere avesse la capacità di attrarre il peggio della società. Vede, nel craxismo – osserva Veneziani – c’erano magari “ i nani e le ballerine”, ma c’era anche la grande politica. Ecco, in An sembra che la seconda si sia perduta. Uno potrebbe anche tollerare qualche caduta se fosse ricompensata da altro, ma così…”. L’intellettuale parla anche per esperienza personale, quella fatta al vertice di viale Mazzini: “Mi sarebbe piaciuto poter tirare un bilancio delle proposte che poi si sono realizzate, ma tutto si è perso nel nulla. C’erano grandi progetti, però gli interlocutori evidentemente pensavano alle squinzie”.
Veneziani ci tiene comunque a dire che “si tratta di una storia penosa ma non penale”, e la stessa prudenza la usa un uomo simbolo di An e del vecchio Msi come Franco Servello, 46 anni in parlamento che difende Salvatore Sottile – il portavoce di Fini agli arresti domiciliari – sostenendo che “non ha mica ammazzato qualcuno: è la normalità della vita che qualche volta vengano fatte delle avances sul posto di lavoro, ma questo non può essere considerato un reato”. E tuttavia l’ex vice di Almirante un qualche cambiamento genetico rispetto ai tempi della Fiamma lo vede eccome: “Premesso che non possiamo parlare di reati, dal punto di vista del costume certi atteggiamenti sono da condannare. Noto purtroppo una certa leggerezza, derivata da una non sufficiente autodisciplina: è mancato quel principio di responsabilità che sempre si deve avere verso se stessi e verso gli altri, quando si occupa una posizione pubblica”. Servello ne trae una lezione generale sulla destra al governo, uno sfogo sul cambiamento dalla proclamata “diversità” missina alla destra post – Fiuggi: “Forse la nostra classe politica non è maturata abbastanza e mi riferisco ad episodi come quello della “Caffetteria”. A parlare di queste cose ho un malessere interiore, perché dal 46 ad oggi sono sempre stato a destra, però non posso non vedere che un certo patrimonio di identità si appanna, viene messo in discussione”. Come se ne esce? “ Bisogna chiarire bene – scandisce l’anziano leader missino – che i “valori” d cui si parla tanto non vanno solo propagandati ma in primo luogo praticati”. Un altro che milita a destra “da tempo immemorabile” e che è circondato (anche a sinistra) da una fama personale di galantuomo è Enzo Trantino, ex presidente della commissione Telekom Serbia. Da penalista Trantino ci tiene a dire che non è corretto tirare giudizi sommari da brani di intercettazioni telefoniche, perché “anche la sacra Bibbia, se scegliamo solo degli stralci, può diventare un romanzo pornografico”. Fatta la premessa garantista, precisato che “i costumi di An sono lontani anni luce da quello che qualcuno vorrebbe farci credere” e che Gianfranco Fini “è sideralmente estraneo” alle cose che stanno emergendo, Trantino non ha difficoltà ad ammettere che i tempi sono cambiati, molto cambiati. “Il tempo passa per tutti e porta a nuovi rapporti con le cose, a nuovi comportamenti. In tutti i partiti – riflette – c’è più disinvoltura, tanto che il termine “galantuomo”, che prima era una precondizione per fare politica, oggi si usa per identificare un’eccezione da elogiare. C’è un abbassamento del livello di guardia”. Pure ricordando che l’ex Msi “è un partito nella quasi totalità sconosciuto alle procure della repubblica”, Trantino ci tiene a ricordare ai dirigenti di An una massima di Almirante: “ La sua lezione era: “conta fino a 100 se non sei certo”. Era un invito a stare sempre all’erta, perché quando si è al vertice di un partito si gestisce un patrimonio sacro e indisponibile, quello della credibilità”. Mentre i capi si chiudono a riccio nella difesa “dell’immagine del partito”, tra le file di An c’è anche chi pretende di vederci chiaro su quanto sta accadendo e chiede a Fini di convocare una Direzione ad hoc “per parlarci un po’ guardandoci negli occhi, a microfoni spenti e senza telecamere”. E’ l’ex senatore Michele Bonatesta a dar voce al disorientamento di una parte di An per quanto emerge dalle intercettazioni: “A costo di sembrare una scheggia impazzita, a costo di farmi cacciare, io voglio chiedere spiegazioni a qualcuno per quello che sta accadendo. Io ci credo che Fini non ne sappia niente, ma il presidente del partito mi deve anche garantire che non ci sia niente”. Insomma “massima fiducia nel presidente Fini, ma qualche perplessità su contorno si può anche avere”.

di Francesco Bei

Da la “Repubblica” di martedì 20giugno 2006...