Senatore Franco Servello
 
25-06-2006
LA DECIMA MAS RACCONTATA DA JUNIO VALERIO BORGHESE
“Se ho sbagliato con la mia decisione dell’8 settembre sono qui per pagare, anche con la vita, che non è la prima volta che metto a disposizione della Patria, ma chiedo che esca da questo processo la gloria della Decima Mas”. Si apre con queste parole, scritte nel suo diario di prigionia, un’agile pubblicazione curata dall’associazione combattenti della Decima Flottiglia Mas e dedicata a Junio Valerio Borghese nel centenario della nascita. Il volume, documentato con belle fotografie e altri reperti storici, pubblica ampi stralci del memoriale scritto da Borghese durante la sua permanenza nel campo di prigionia di Cinecittà, in Roma, nei mesi di maggio e giugno 1945.
Particolare merito di questa realizzazione storico – letteraria va a Mario Bordogna, che, con Fabio Castellani è animatore dell’Associazione che raduna i reduci della formazione militare ed è autore di uno dei più importanti libri dedicati alla figura del principe Borghese, Junio Valerio Borghese e la X Flottiglia Mas: dall’8 settembre 1943 al 26 aprile 1945, Mursia, Milano, 1995.
Sono di particolare significato i fogli del diario scritto durante una prigionia che avrebbe dovuto durare ben 13 anni (per “collaborazionismo col tedesco invasore”), ma si concluse al termine del processo, in quanto i 9 anni che avrebbe ancora dovuto scontare gli furono condonati. Naturalmente nessuno tenne (almeno ufficialmente) conto degli atti di valore compiuti dai suoi marò nella difesa dei territori orientali dell’Italia, in pieno accordo con le autorità militari del Regno del Sud (primo, storico esempio di un’autentica pacificazione tra gli italiani).
Tra i tanti brani riportati vale leggerne alcuni, come, ad esempio, questo che si riferisce al suo stato d’animo l’8 settembre 1943. “All’8 settembre, al comunicato di Badoglio, piansi. Piansi e non ho mai più pianto. E adesso, oggi, domani, i comunisti potranno mandarmi in Siberia, non piangerò più. (...) Tutto il periodo della Rsi è stato particolarissimo anche per il tipo di umanità che è affluita sotto le armi in quella fase. I volontari si spogliavano di ogni interesse terreno ed erano animati esclusivamente dall’impegno di conseguire un risultato puramente spirituale. (…) Naturalmente, tra i volontari c’erano tutte le sfumature politiche. C’era il fascista fanatico che pensava che fosse suo dovere ritrovarsi dalla parte di Mussolini. E c’era il giovane politicamente freddo, che però pensava di dover continuare a combattere accanto a degli alleati da un giorno all’altro traditi. Anch’io in quei giorni di settembre 1943 fui chiamato ad una scelta. E decisi la mia scelta, No, non me ne sono mai pentito”.
In un’altra parte del diario, il cui manoscritto è riportato per intero nel libro, troviamo scritto: “Quando, il 25 aprile 1945, vidi partire dalla Prefettura di Milano la colonna delle macchine governative, e mi trovai solo in mezzo al cortile della Prefettura, decisi di seguire il mio programma stabilito per la Decima, lo stesso dell’8 settembre 1943, restare sul posto in difesa dei miei uomini e, con essi, seguendo la loro sorte, cercare di rendermi ancora utile al popolo. Questa era la Decima Flottiglia Mas, costituita da migliaia di giovani volontariamente affluiti con un solo scopo: combattere per l’indipendenza della patria dallo straniero, combattere per l’onore dell’Italia.

Copie del volume “Capitano di Fregata Movm Junio Valerio Borghese”, pagg. 74, euro 7, possono essere richieste all’”Associazione Combattenti Decima Flottiglia Mas”, via Paolo da Cannobio, 2 – 20122 Milano, telefono 02 72 02 29 07, fax 02 89 01 63 19, e – mail: decima.mi@decimamas.org.

di Luciano Garibaldi


Da il Secolo d’Italia di domenica 25 giugno 2006...